martedì 12 giugno 2012

PAGINE SPARSE

Da L'errore di Glover di Nick Laird

Piccola playlist possibile ( contenuta nel testo ): Iceblink dei Cocteau Twins; Sea Pictures di Edward Elgar. Ci sarebbe pure Agio di David Jermann, ma forse se lo è inventato l'autore.


“Una gelida sera di novembre andarono tutti e tre al Globe a vedere Otello e, dopo aver fermato un taxi per Ruth sul Blackfriars Bridge, i due coinquilini cominciarono la scarpinata verso il distretto del Borough. Le strade erano quasi deserte, pulite dal freddo, e i marciapiedi ghiacciati scintillavano come quarzo. La rappresentazione non era stata un granché e David cominciò a dire la sua. Dopo una pausa, sulla scia di un paragone tra il regista e una mammana, Glover disse: << Che cosa provi davvero per Ruth? Sinceramente >>. << Mi piace davvero>>, disse David, facendo il verso all’enfasi di Glover. << Perché , a te no?>> << Certo, ma mi chiedevo se pensavi di passare all’azione>>. David capì subito il senso delle sue parole, ma c’era qualcosa nel tono – una certa irritazione – che lo offese. Glover cercava sempre di spingerlo verso il mondo, gli proponeva di iscriversi insieme a qualche sito di incontri, diceva che dovevano rispondere a qualche annuncio sui giornali, lo incoraggiava ad approcciare le ragazze nei pub. Pensava che Glover lo vedesse come una cosa inerte, che aveva bisogno di una spinta alle spalle per cominciare a rotolare, ma David sapeva bene cosa significava essere rifiutati. Riusciva a procedere solo seguendo il proprio ritmo. <<Sai, siamo vecchi amici. Vecchissimi amici>>. Un pacchetto di patatine raspava sul marciapiede, mosso dal vento, e Glover gli diede un calcio. Il pacchetto si rigirò sulla sua scarpa da ginnastica e andò a posarsi di nuovo a terra, a faccia in giù. <<Direi che il punto è se ti piace fisicamente o no>>. David si innervosì di nuovo e sbuffò impaziente. <<Lo vede chiunque che è una bella donna>>. <<Sì, direi di sì>>. David non aggiunse altro. Cosa gliene importava, a Glover? Erano arrivati davanti ai gradini di casa e la conversazione fu parcheggiata lì, accanto ai bidoni dell’immondizia e a quello della raccolta differenziata, nel quale qualcuno aveva buttato un kebab mangiato a metà.” Pag. 53

“Sabato, l’ultimo dell’anno, David affrontò l’orrore del suo armadio. Per prima cosa escluse ciò che indossava per scuola – pantaloni di velluto a coste e di cotone cachi, maglie a girocollo – ed esaminò il resto. Se ciò che indossiamo definisce quello che siamo, David dedusse che lui doveva essere o un boscaiolo ( tre camicie a quadri ) oppure un becchino sciatto ( un singolo completo nero con una macchia incrostata su una manica ). Si piazzò davanti allo specchio dell’armadio con addosso un paio di boxer a quadretti, e poi andò in bagno e salì esitante sulla bilancia. L’ago oscillò e tremò insieme al suo cuore. Novantadue chili. Un tempo – quando si era iscritto al Goldsmiths – pesava settantasette chili e mezzo. E per dirla con sua madre, un tempo era stato tre chili e tre di gioia e tormento.” Pag. 124

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